
In queste settimane si fa un gran parlare di crisi greca su tutti i media internazionali.
Ma quali sono i motivi di questa crisi?
Cercheremo di dare qualche risposta in merito; si, più di una perché come ogni fenomeno economico gli aspetti da considerare sono molteplici.
Di sicuro c’è che questa crisi è figlia di quella che nel 2008 partì dagli Usa e via via colpì i paesi di tutto il Mondo.
L’acuirsi della situazione che ha portato alla crisi è in buona parte dovuta all’enorme debito pubblico e al rapporto tra l’indebitamento e il prodotto interno lordo, ma è da riternersi fisiologico in momenti di forte recessione come questi.
Per sopperire a questa situazione il Governo Papandreu ha imposto misure decisamente austere, basate su tagli come quello di parte della tredicesima e della quattordicesima dagli stipendi della Pubblica Amministrazione, e aumenti delle imposte dirette ed indirette, come un aumento medio dell’iva del 2%, delle sigarette, alcolici e benzina.
A questa politica restrittiva, o meglio, di “contenimento”, il popolo ha risposto con ondate di scioperi generali in quanto non vuole pagare per le colpe di speculatori senza scrupoli.
In realtà nel caso greco la speculazione c’entra poco.
Quando la crisi investì il Nord Europa con la caduta del 20% del Pil di alcuni paesi, la questione fu affrontata in maniera meno drammatica perché si riteva ci fosse stato un eccessivo ricorso all’indebitamento privato.
Nel sud dove invece l’indebitamento è pubblico, la speculazione è limitata, sorge il caso politico.
Gli anglosassoni amano apostrofarci con un termine che ora è diventato “tecnico” per indicare quei paesi del sud che sono a rischio: P.I.G.S. Questa scritta che fa riferimento ai maiali, in realtà indica il cattivo stato delle economie delle nazioni nascoste nell’acronimo: Portugal, Italy, Greece, Spain.
In realtà il ricorso alla spesa pubblica è stato il volano per lo sviluppo di Grecia e Spagna sotto l’egida della stabilità garantita dall’Euro.
Ma una nazione che fonda la propria economia sul terziario (come la Grecia) rischia di vedere un rapido peggioramento della propria bilancia commerciale. La stessa è stata risollevata grazie ai capitali stranieri, con il rovescio della medaglia rappresentato dall’aggiungersi, al debito pubblico, anche un forte debito privato. Tutto ciò ha portato la Grecia tra l’incudine dei mercati finanziari e il martello della Banca Centrale Europea.
Quindi l’adesione alla moneta unica ha portato la nazione in questione a pagare in termini di economia reale i benefici ottenuti a livello monetario.
Ma tutta la vicenda purtroppo non si esaurisce augurandosi una mera ripresa economica. E già, perché come in Italia e forse anche di più, va affrontata una seria questione morale.
Per molti secoli infatti la politica della Grecia si è caratterizzata per la pratica del meson (il tramite, ndr).
In cosa consisteva praticamente?
I cittadini dell’Impero Bizantino, vista la farraginosa macchina burocratica eccessivamente centralista, si vedevano costretti a nominare una persona che si facesse carico dell’onere di ascoltare le istanze della propria comunità per poi riportarle a personaggi influenti di Costantinopoli, che a loro volta avrebbero dovuto parlare con i consiglieri dell’Imperatore.
Non è cambiato molto.
I Greci sono per niente interessati alle diatribe ideologiche, e il loro voto si fonda unicamente sul calcolo dei benefici che l’elezione di un certo parlamentare potrà portare.
Sicché, con questo sistema, quasi ogni greco possiede almeno un conoscente che funge da meson, di alto o medio livello.
Fin qui sembrerebbe né più né meno ciò che un politico dovrebbe fare.
In realtà il meson funziona da agenzia di collocamento della Pubblica Amministrazione, per la quale durante la campagna elettorale si promettono posti di lavoro in cambio di voti, a volte creandoli dal nulla.
Ad ogni cambio di Governo ovviamente la maggioranza si preoccupa di licenziare i vecchi raccomandati dell’opposizione per rimpiazzarli con i propri.
Questo è il triste ritratto di una nazione che meriterebbe maggiori fortune.
Un paese che produce poco a livello industriale, la cui ricchezza reale giunge dai proventi del turismo e dell’agricoltura, e dove, in un sistema di corruzione dilagante la maggioranza dei lavoratori è assunta tramite raccomandazioni.
L’augurio è che i “dottori” riconoscano e riescano ad asportare le metastasi di questo paziente malato. La mia idea è che i ragazzi del telefilm (al quale faccio riferimento con un’assonanza nel titolo di questo post) non bastino. Qui ci vorrebbe qualcuno al di fuori degli schemi, al di fuori del sistema. Uno come Dr. House.
Giancarlo Golfieri