La crisi nel sud del mondo: una storia mozambicana.

butterfly on jatropha

Nel film “The Butterfly effect” c’era questa espressione: «Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo».

Tra il 2007 e il 2008 negli Stati Uniti c’è stato molto più che un battito d’ali, ma ad ogni modo è sorprendente come una crisi originatasi lì abbia potuto cambiare nel profondo la vita di molte persone.

Anche nel nord del Mozambico, in un’area rurale ad anni luce da Wall Street.



La storia inizia con la bolla speculativa nel mercato petrolifero che ha preceduto la crisi dei mutui sub-prime. I prezzi incredibilmente alti del petrolio avevano spinto molti paesi a cercare soluzioni alternative, e molti produttori agricoli del nord del Mozambico erano stati convinti da più parti, Unione Europea in testa, a produrre colture adatte per la produzione di biocarburanti.

Molti aggregati familiari rurali hanno quindi convertito le loro produzioni per coltivare jatropha, una pianta particolarmente adatta per il biodiesel.



Come si sa, una riconversione agricola non si fa dall’oggi al domani, e poi bisogna aspettare per la raccolta.

Fatto sta che proprio quando i raccolti di jatropha erano pronti per essere venduti la crisi aveva già maturato alcuni dei suoi effetti: la bolla petrolifera era scoppiata e il prezzo del greggio sceso a livelli molto più bassi degli anni precedenti.

La convenienza dei biocarburanti veniva perciò seriamente compromessa. Soprattutto se la materia prima doveva essere importata da un paese lontano come il Mozambico.



Morale della favola, i compratori della jatropha sono scomparsi.



E la jatropha non si mangia.





Vincenzo Salvucci

Giovedì 22 Luglio , 2010 — 1 nota
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